Bacha Posh: Bambine costrette ad essere maschi

Le “Bacha Posh”, bambine costrette ad essere maschi. Fra le tante violenze legate al genere femminile, vi è un’usanza che risale lontana nel tempo, ma ancor oggi praticata in alcune regioni dell’Afghanistan che prende il nome di Bacha Posh, che in lingua dari significa “vestita da maschio”.

Sono le future donne, mogli madri afghane. Per il sociologo dell’Università di Kabul, Daud Rawish, questa tradizione è legata all’antichità quando il popolo afghano era costretto a difendersi dai molti invasori esterni, e le donne ricorrevano ad un’armatura da guerriero , cambiando così il loro aspetto in quello maschile per poter andare in guerra e difendere la loro terra.
Nel tempo la Bacha Posh ha assunto connotati sociali alquanto ambigui.

Quando una donna mette al mondo una femmina “potrebbe essere lasciata senza mangiare per parecchi giorni. Potrebbe essere picchiata, relegata a dormire nella stalla con gli animali, quale castigo per aver caricato la famiglia di un altro fardello”.

Trasformare una figlia in figlio diventa così una liberazione per la madre che riacquista dignità oltre ad essere di buon auspicio per concepire un figlio maschio, senza ricorrere a pratiche al limite della credenza magica.
In questo Paese vige una forte pressione sociale affinché le famiglie abbiano un figlio che dia continuità al nome della famiglia e possa ereditare la proprietà paterna, ma esiste anche un’altra realtà legata al grave dissesto sociale ed economico che grava sull’ Afghanistan, all’impossibilità per le donne di accedere al mondo del lavoro. Ecco allora che nei negozietti polverosi della capitale o di periferia, lungo le strade a lunga percorrenza a vendere acqua, si incontrano tante, Bacha Posh, tutte vestite con camicie e pantaloni da uomo, impegnate in lavori faticosi, pur di garantire un modesto reddito alla famiglia.
Ma quale futuro si prospetta ad una ragazza che vive come un ragazzo, vestendo abbigliamenti maschili, con i capelli corti ed il nome da uomo?

All’interno della famiglia non è considerata donna tanto meno uomo, non deve provvedere alle incombenze femminili, legate al cucinare, lavare, pulire ma, nella sua qualità di Bacha Posh le è consentito di frequentare la scuola e muoversi liberamente senza essere accompagnata.

Recenti studi sostengono che il fenomeno è diffuso in tutte le fasce sociali e in tutte le minoranze etniche: la sola cosa che accomuna una popolazione tanto divisa è proprio la svalutazione della donna, considerata una zavorra per la famiglia, a vantaggio del maschio che lavora e che conferisce uno status alla famiglia .

Ma questo perverso gioco sociale lascia dei segni indelebili in queste ragazze. In una comunità dove il sesso è tabù, la connotazione di genere sta nell’abito che porti. Se porti i calzoni sei un maschio, anche se non lo sei, e alla fine ci credi anche tu.

Ed è proprio quando una Bacha Posh, diventa adolescente e smette i suoi abiti ,non per riappropriarsi del proprio genere, ma poiché non è più sostenibile la finzione , quando verrà costretta dai genitori ad un matrimonio combinato che nascono i veri problemi. Alcune di loro rifiutano di tornare indietro, dopo aver sperimentato la libertà che concede la vita da maschio. Forte è la consapevolezza della difficoltà di socializzare, di vivere come donne, quando per anni si è vissuto con gli abiti e con la mente di un maschio.

Elaha ha vissuto fino a vent’anni come Bacha Posh ed ha ripreso le vesti femminili solo al momento del suo ingresso all’Università, ma l’ha fatto solo perché costretta dalle tradizioni della società. Avrebbe voluto restare maschio.

Fa rabbrividire il pensiero che una ragazza sia indotta a tale scelta per perseguire la libertà, ma se il pensiero si cala nel contesto nel quale vivono queste donne, ci si rende conto che per loro la libertà sta nell’evitare un matrimonio sbagliato, nell’evitare alla famiglia il disonore, e che talvolta rappresenta l’unica via di fuga da un destino di schiavitù e sottomissione e talvolta di morte.

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