Le scelte, le responsabilità, le conseguenze

E l’ordinare un panino che mangerete fino alla fine

Articolo di: Silvia Selviero & Massimo Tiberio B.

  Nella carriera come sfascia coglioni professionisti di Jacopo, Massimo, Red e tutti gli altri è capitato spesso di leggere di ragazzi che chiedevano informazioni sulla transessualità FtM, ragazzi confusi e desiderosi di imparare, ragazzi che facevano domande sulla transizione perché volevano iniziarla, ragazzi che stavano cercando di capire se stessi e trovare la loro strada.
Fin qui ci siamo: il canale, la pagina Facebook e così via sono nati per questo scopo (oltre ad essere nati per rimorchiare), e l’idea di essere una risorsa o il punto di partenza per un’informazione approfondita è sicuramente qualcosa che inorgoglisce parecchio.
Ma quello che ogni tanto perplime sono le domande di alcuni ragazzi, ragazzi che chiedono informazioni sulla transizione, dicono di volerla intraprendere… e specificano ad esempio “Mi piacerebbe fare la transizione senza che mi vengano i peli, la barba e mi si inspessiscano i muscoli.” Al che la domanda sorge spontanea: “Perché la volete??” Non credo che esista gente (tossici a parte) a cui piace trivellarsi per la vita facendo punture di testosterone. E puntualmente, quasi sempre, arriva la risposta: “Perché vorrei un aspetto androgino”. Siccome io sono un grande sfascia coglioni mi sono andato a spulciare Wikipedia:

(Il termine androgynus deriva dalla lingua greca antica: ἀνδρόγυνος, da ἀνήρ (anèr: uomo) -genitivo ἀνδρός (andròs)- e γυνή (gyné: donna); secondo il mito che lo riguarda è un individuo che partecipa della natura di entrambi i sessi. )

L'Androginia è la combinazione e sovrapposizione di un certo numero di caratteristiche fisiche maschili con altre più tipicamente femminili in una stessa persona. Tale "ambiguità" può fondare la propria identità di genere o anche solo lo stile di vita esteriore (ad esempio nel mondo dello spettacolo o della moda).
La parola non è utilizzata in ambito scientifico e non fa in alcun modo riferimento alle modalità di riproduzione o all'orientamento sessuale (pertanto non è neanche sinonimo di Bisessualità); viene invece usata per indicare in un individuo la coesistenza di aspetti esteriori, sembianze o comportamenti propri di entrambi i sessi. (http://it.wikipedia.org/wiki/Androgino).

Questo era solo un assaggio, potete approfondire la questione qui: http://www.glbtq.com/social-sciences/androgyny.html.
Per chi non mastica l’inglese, diciamo che l’androginia è la fusione di caratteristiche maschili e femminili in un unico individuo; è diversa dall’ermafroditismo perché mentre il secondo si riferisce agli organi sessuali maschili e femminili coesistenti in un singolo individuo, la prima al giorno d’oggi è intesa come una combinazione di virile e femminile prevalentemente psicologica – e dunque qualcosa che riguarda più il genere che il sesso.

Dionisio
Nel corso della storia diverse religioni hanno venerato divinità che presentavano
caratteristiche sia femminili che maschili; ad esempio, si crede che la divinità
greca del vino e delle orge, Dioniso, fosse rappresentata come androgina; allo stesso modo abbiamo Hapi, il dio egiziano del Nilo; Obatala, divinità yoruba creatrice del genere umano e portatrice di pace; nella mitologia norrena abbiamo Brunilde, valchiria figlia di Odino, re degli dei; e anche nelle religioni induista, cristiana e Wicca alcune divinità o semidivinità hanno caratteristiche androgine. L’androginia era infatti vista come un’unione divina di principi terreni.

Ma lasciamo stare le divinità (siccome non credo che qualcun* di voi qui abbia intenzione di diventarne una), e vedremo che l’androginia col tempo ha assunto un significato un po’ più “terreno”. Negli anni Settanta ad esempio avere un aspetto androgino era quasi sempre un atto politico, una sfida ai ruoli di genere tradizionali, che molte persone vedevano come troppo schematici e rigidi per rappresentarle in quanto individui unici e irripetibili.

Esiste più di una minoranza discriminata che ha trovato nell’androginia una via di espressione più autentica, o un’occasione per poter giocare con il genere e trovare la propria definizione di “virilità” e “femminilità”. Vogliamo parlare del movimento femminista, che ha cercato di scardinare un certo ideale di femminilità stereotipata, secondo il quale le donne devono essere docili, passive, più emotive e più deboli degli uomini? Senza contare che nel 1971 una psicologa femminista della Stanford University, la professoressa Sandra Bem, introdusse il concetto di “androginia psicologica” per designare uomini e donne che non ricadevano nelle definizioni di virilità e femminilità così come sono concepite nella nostra cultura. Sulla stessa scia, nel 1973 l’autrice femminista June Arnold ha pubblicato (sotto pseudonimo) il romanzo “The Cook and the Carpenter”, dove non specificava il genere di nessuno dei suoi personaggi, e usava il pronome neutro “na” al posto di “lei” e “lui”.

E dal momento che siamo sempre negli anni Settanta, che dire del movimento di liberazione degli omosessuali? Molti uomini gay e molte donne lesbiche hanno abbracciato l’ideale dell’androginia perché attraverso di essa riuscivano ad esprimere alcuni lati di sé che prima, quando erano costretti a fingersi etero e reprimersi, dovevano nascondere (in quanto troppo poco conformi ai ruoli di genere imposti dalla società circostante). È stato così che molti uomini gay hanno cominciato a truccarsi in pubblico e a diventare delle drag queen, e molte lesbiche butch hanno sfoggiato capelli corti, camicie di flanella, stivaloni, hanno frequentato corsi per diventare meccaniche e lavorare nei cantieri, e allo stesso tempo hanno rinnovato il proprio orgoglio di essere donne a modo loro.

David Bowie
Ma quand’è che anche alcune persone eterosessuali hanno cominciato a sfidare i ruoli di genere tradizionali e si sono spinte verso l’androginia? Quando l’androginia ha perso parte della sua connotazione politica ed è diventata un fenomeno di massa, ossia a partire dagli anni Ottanta. Rockstar come Boy George e David Bowie hanno scelto un look androgino, e nonostante non sia mai arrivata a sperimentare con il genere quanto loro anche Annie Lennox ha avuto caratteristiche androgine. Un po’ per moda, un po’ per imitare i propri idoli, un po’ perché si riconoscevano in quello stile, un po’ perché anche loro associavano all’androginia un certo livello di libertà e di ribellione tipici anche del rock, molti ragazzi eterosessuali di quell’epoca hanno adottato un look androgino e dei comportamenti psicologicamente androgini.

E andando avanti, negli anni Novanta ha preso piede un fenomeno che esiste ancora al giorno d’oggi, e che merita di essere conosciuto: quello del “gender fucking”, che ha riguardato le persone queer che cercavano nuovi termini per definire se stesse e non si identificavano nella dicotomia di generi tradizionale, e che consisteva nel confondere la percezione del mondo esterno per quanto riguardava il proprio genere (esempi di gender fucking sono l’indossare un abito da sera e farsi crescere la barba, o una maglietta con su scritto “ragazzo lesbico”).
conchita wurst

E dopo questa parentesi storica sull’androginia lasciate che veniamo al nocciolo della questione, e parliamo delle persone che hanno un’identità di genere androgina. In realtà, come potete leggere qui, parlare di identità di genere androgina sarebbe già un ossimoro per molti, dal momento che molti androgini sentono di non avere un genere, ma per comodità usiamo questo termine. Le persone androgine sentono di non appartenere a nessun genere, oppure si sentono membri a pieno titolo di entrambi i generi. Anche se nascono con un corpo da uomini, da donne o intersessuali, per loro quello che conta è venire considerate esseri umani, senza ricadere in nessun ruolo di genere… addirittura, senza ricadere in nessun genere. Alcune persone androgine, quindi, dichiarano di voler fare il percorso di transizione solo fino a un certo punto, perché quello che a loro interessa è avere un aspetto androgino – chi in nome del gender fucking, chi in nome della sua identità.

Per un ragazzo FtM le cose funzionano in un altro modo. Un ragazzo FtM, per arrivare all’essenza delle cose, deve intraprendere un percorso interiore che una persona androgina, forte della sua “neutralità” di essere umano, non ha bisogno di intraprendere. Un ragazzo FtM deve imparare a rispondere a domande come

 “Cosa significa per me essere me stesso? Cosa significa per me essere uomo? Essere me stesso entra in conflitto con il mio sentirmi uomo, o non devo rinunciare a nulla intraprendendo il percorso di transizione? Cosa significa per me essere un uomo più o meno virile, quali caratteristiche associo a determinati comportamenti virili, quali mi farebbero sentire a disagio e quali vorrei adottare? Come posso costruire la mia identità maschile senza diventare la caricatura di me stesso, ma restando me stesso al 100%? Come posso fare in modo che il resto del mondo mi percepisca come uomo e mi tratti da uomo, ma che soprattutto mi tratti con l’empatia, il riguardo e la considerazione che meritano tutti, non importa se transessuali o no? Cosa comporta per me la consapevolezza che ogni anno che passerà dalla prima iniezione di testosterone sarà il mio compleanno, dal momento che sono rinato?”.

 E soprattutto, un ragazzo FtM che soffre di disforia di genere, che è sicuro della sua identità maschile, che ha avuto una diagnosi di DIG e ha deciso di cambiare sesso, vorrà percorrere quella strada fino alla fine… assumendosi la responsabilità della sua scelta e accettandone le conseguenze.

Se possiamo esprimere una nostra opinione, ritornando al discorso iniziale… quando alcuni ragazzi, non per forza ragazzi androgini, scrivono di voler intraprendere il percorso di transizione senza avere questa, quella e quell’altra conseguenza, viene spontaneo consigliargli di domandare a se stessi cosa stiano cercando. Non esiste una variante di testosterone che vi darà l’aspetto che volete sotto ogni punto di vista, dal momento che non possiamo comandare né al T né al nostro corpo di farci venire la barba ma non i baffi, di cambiarci la voce ma non la muscolatura, di abbassarci la voce per farci diventare un tenore ma non un baritono, e se il vostro desiderio più grande fosse quello di diventare voi stessi (ossia uomini) nessuno di questi cambiamenti vi fermerà dal continuare. Se invece sapete fin dal principio che non è la soluzione adatta a voi, che volete solo un singolo elemento e l’insieme vi fa inorridire, percorrete un’altra strada, altrimenti vi farete più male che bene (e se vi balzasse in testa di denunciare chi vi ha aiutato a diventare qualcosa che fin dal principio sapevate di non voler essere, farete più male che bene pure a chi invece non ha dubbi sulla sua scelta e deve avere a che fare con medici sospettosi e opinione pubblica ostile).

Cosa pensereste se foste camerieri a un ristorante e una persona vi dicesse “Vorrei un panino con hamburger, insalata, formaggio e pomodori, ma senza che si senta il formaggio, senza quella salsa piccante che mettete su tutti i panini perché il piccante potrebbe darmi fastidio alla lingua, senza che il pane sia troppo duro e senza che l’insalata e i pomodori siano troppo vicini e l’una prenda il sapore degli altri”?
Personalmente le risponderei di cambiare panino (o, se del panino di prima voleva solo l’hamburger, di prendersi direttamente quello senza spacciarlo per il panino che non è). Le risponderei di studiare il menù e trovare il panino a cui non rinuncerebbe mai, che ordinerà senza volerlo cambiare di una virgola, che non si pentirà di aver mangiato neppure se dovesse pizzicarle un po’ la lingua per la salsa che c’è sopra, che si assumerà la responsabilità di aver scelto accettandone le conseguenze, che mangerà fino a sazietà e si sentirà soddisfatta di aver mangiato.
Se scava dentro se stessa e si interroga sui suoi veri desideri, quella persona uscirà dal ristorante appagata, e voi che siete camerieri avrete intascato una mancia per averle consigliato bene… ma sicuramente avrete intascato qualcosa di molto più grande.






Commenti

  1. Ciao. Sì, io sono un androgino e concordo con quanto esposto in questo ottimo articolo. Ora, è ovvio essere confusi in una realtà socio culturale priva di informazioni e fortemente stereotipata nei cosiddetti 'ruoli di genere' . Io ho vissuto anni di disagio prima di comprendere che non ero nè 'lesbica' nè un ragazzo 'FtM' ma un androgino (non donna androgina). E parto dal presupposto che prima del sesso di nascita e della stessa identità di genere viene la persona. Anzi, l'androgino consapevole si chiede se esista realmente un'identità di genere e se la DIG sia, nel profondo, causata dalla società che assegna rigidamente i ruoli di genere. Cioè, l'essere umano è dotato di ragione e di senso critico che trascende "l'oggettività naturale". Pertanto egli entra in conflitto con la realtà stessa giudicandola e, quindi, pensiero umano e realtà spesso non coincidono. Questo porta alla trasformazione del mondo e di se stessi.
    Al di là della filosofia, il problema nostro diventa 'etico' e riguarda l'assenza di 'terapie personalizzate' laddove si possa avere l'accesso al T e agli interventi in modo mirato. Ad esempio, fare la mastectomia oppure la riduttiva senza assumere ormoni, ecc... In altre parole, non sappiamo se i centri del SSN per i "disturbi" di identità di genere offrono "terapie" appunto personalizzate. Questo per non costringerci a fingerci disforici allo scopo di iniziare l'Iter di transizione senza l'intenzione di completarlo e avere, così, alcuni interventi parziali sia ormonali, sia chirurgici.

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