DIG in età evolutiva

Questi appunti che condivido qui con voi sono presi da un libro chiamato

"Disturbo ovariabilità?L’identità di genere."
della Dott.ssa Alba Maria Tonarti. 
Che si occupa di Disturbo di identità di genere in età evolutiva.
Spero apreziate l'impegno.. per qualsiasi cosa basta commentare.


Il termine transessualismo introdotto nel 1910 da Hirshfeld
ritorna nel 1949 quando David O. Caudwell in Sexology magazine
descrisse il caso di una ragazza che desiderava “ossessivamente” essere un uomo, denominato tale condizione Psychopathia Transexualis.
Al transessualismo viene però riconosciuta una propria autonomia con Harry Benjamin
che pubblicò un articolo sulla rivista International journalof sexology  dal titolo travestitism an transexualism(1966) H.Benjamin scrisse
“I veri transessuali sentono di appartenere all altro sesso
desiderano d'essere e di operare come membri dell sessoopposto, non di apparir soltanto;
per essi, i loro caratteri sessuali, tanto primari (testicoli)quanto secondari (pene, e gli altri) sono deformità disgustose che devano essere trasformate da bisturi del chirurgo” (1966)
Negli anni 50-60 gli psicologi iniziarono a studiare lo sviluppo del genere nei bambini e venne avviato nel 1958, al UCLA medicalcenter

Il progetto di ricerca sull identità di genere

I disturbi di identità di genere si manifestano nel corso dello sviluppo psicosessuale del bambino e dell adolescente e si esprimono con comportamenti tipici dell sesso opposto.
I primi segnali si avvertono nella prima infanzia (0-3 anni) in alcuni casi rappresentano solo una fase di transizione, in altri una flessibilità di genere, in altri ancora perdurano nel tempo, spesso accompagnati da intensa sofferenza.


I bambini giungono all osservazione clinica con l'inizo della scolarizzazione su diretta segnalazione degli insegnanti oppure perchè i genitori cominciano ad allarmarsi.



C'è maggior stigmatizazione dei bambini che mostrano tendenze comportamentali e preferenze ludiche femminili, mentre c'è un atteggiamento tollerante nei confronti delle bambine che hanno comportamenti tipici del sesso opposto.
In età adulta si descrive una evoluzione variabile: una piccola percentuale di questi bambini resta transessuale, altri omosessuali e eterosessuali.



L'identità di genere non è una caratteristica predefinita, ma soggetta a maturazione attraverso graduali e complessi mutamenti psico-fisici che hanno iniziato sin dalla nascita.
Le diverse identità di genere sono la conseguenza naturale dell interazione di fattori psicologici, ambientali, sociali,culturali,che, agendo su un subbstrato psicologico-genetico, determinano la molteplicità espressiva della relazione mentale/corpo nella estremizzazione dicotomica tra i due sessi


è la biodiversità a determinare la variabilità dell identità di genere

Per ogni individuo la costruzione del genere inizia con l'assegnazione ad una categoria sessuale sull aspetto, alla nascita,dai genitali esterni.



la categoria sessuale diventa uno status che determina l'appartenenza al genere maschile o femminile attraverso la scelta del nome, dei vestiti e l'uso di altri indicatori e rappresenta l'inizio di un percorso che segna l'intera esistenza di ogni individuo.

Nella primissima infanzia, il bambino, attraverso l'interazione con entrambe i genitori, assimila modi diversi di essere, di comportamento, di relazione connotate dal genere.
Oltre ai modelli appreso attraverso l'osservazione del comportamento, di relazione, connotate dal genere.
Oltre ai modelli appresi attraverso l'osservazione del comportamento dei propri genitori, anche le esperienze scolastiche nel gruppo dei pari e nella società, vengono incanalate verso la femminilità o mascolinità.
Il genere (maschile e femminile) è una costruzione sociale, è un prodotto della cultura umana, è il frutto di un persistente rinforzo socio-culturale dell identità.
Il processo di differenzazione per genere e i dei risultati vengono leggittimati attraverso la religione, la legge, la scienza al' intero insieme di valori della società.


il genere è quindi, un carattere appreso non innato

nel sentire comune, il sesso (maschile e femminile) o il genere (maschio o femmina) costituiscono un tutt' uno.



#gli studi di genere (gender studies) propongono invece una suddivisione tra questi due aspetti dell identità. Sesso e genere non costituiscono due dimensioni contrapposte ma interdipendenti: sui caratteri biologici si sviluppa il processo di costruzione delle identità di genere.#

Come si spiega, allora, un 'evoluzione cosi diversificata in età adulta?

# Eziologia



TEORIE BIOLOGICHE



Si è cercato di individuare – dagli anni 50 ad oggi- il fattore scatenante, la sua responsabile del disturbo dell identità di genere.
Biologi, genisti ed endocrinologi hanno ipotizato la correlazione genetica/biologica con il disturbo, chiamando in causa anomalie cromosomiche, fattori genetici, influenza degli ormoni sessuali prenatali, stress prenatale materno.
Tanto è vero che il primo studio del DIG è stato condotto sugli Intersessuali (individui con genitali ambigui alla nascita) e sui transessuali, nel tentativo di dimostrare non solo le origini dell omosessualità, considerata patologia psichica, ma la possibile correlazione dell'ambiguità genitale con il disturbo dell' identità di genere.



TEORIE PSICOLOGICHE



Spetta a S.Freud (1921) il merito di aver individuato una differenza psicologica, oltre che biologica tra i sessi, sostenendo che l'acquisizione dell identità nel bambino passa attraverso due momenti, che agiscono su una bisessualità originaria: identificazione primaria ed identificazione secondaria.

Il processo di identificazione primaria è definito da freud “la piu primitiva forma di legame emotivo” da cui si sviluppa, in ogni bambino, un legame fusionale con la propria madre.


Il processo di identificazione secondaria si sviluppa con modalità diverse nei maschi e nelle femmine e ciascuno assimila le caratteristiche e le modalità comportamentali del genitore dello stesso sesso.

il DIG è la conseguenza della mancata identificazione

Il cognitivista Kohlberg, (1966), in contrasto con le teorie psicoanalitiche, ritiene che l'identità nel bambino si sviluppa con l'esperienza di vita. Dopo il periodo di sperimentazione (3-6 anni), si forma la “costanza del genere”, ovvero la consapevolezza che il genere non cambia con il tempo e il bambino adotterà comportamenti legati al sesso di appartenenza.
Tale processo è sostenuto da ciò che kohlberg chiama “coerenza cognitiva”, secondo cui ogni individuo è portato ad agire in modo coerente con il concetto che ha di se stesso.

molti dei comportamenti, quindi, che il bambino assume,sono dettati dal bisogno di conferma della propria identità di genere. 

Un evoluzione nell' approccio cognitivista si ha con Doorn (1994)che inserisce l' identità di genere in un modello evolutivo basato sul “sistema di se”, costituito da due sotto categorie dell' identità di genere: una femminile, una maschile.

Secondo Doorn, l'identità di genere di ogni persona si esprime secondo l'intensità e il grado di dominanza di una sotto categoria sull altra.

questa nuova concezione supera la rigida contrapposizione binaria tra identità di genere maschile e femminile

Dopo Freud, sono state formulate numerose teorie (fino ai nostri giorni), nel tentativo di correlare il disturbo alla relazione madre-bambino, alla qualità dell attaccamento, nell'ansia di separazione, ad eventi traumatici responsabili di reazioni dissociative, ad un contesto famigliare definito favorente lo slatenizzarsi del disturbo stesso.



TEORIE SOCIOLOGICHE

Per le teorie ad orientamento sociologico, il genere è una costruzione sociale.
L'influenza sociale opera sin dalla nascita sullo sviluppo del identità di genere (Money.1975), individuando nel sesso di assegnazione e nelle modalità con cui i bambini devono essere allevati, le fonti più attendibili di predizione dell'atteggiamento sessuale.
I sociologi hanno anche dato grande rilievo all educazione familiare e sociale, responsabili dello sviluppo dell' identità socialmente costruita e riconosciuta.
Egan e Perry (2001) invece,considerano l'identità di genere come una costruzione multidimensionale che racchiude la capacità di assegnare un individuo ad una categoria di genere, il sentire la pressione verso la conformità del genere e l'attitudine verso il genere del gruppo di appartenenza.

 le teorie biologiche, psicologiche e dell apprendimento sociale, non hanno però prodotto risultati significativi sull'origine del disturbo dell identià di genere. 

 Presentazione del volume di Simona Giordano "Children with Gender Identity Disorder", promossa dall'Associazione radicale "Certi Diritti" e dall '"Associazione Luca Coscioni".Intervengono: Simona Giordano, Università di Manchester; Tito Flagella, avvocato; Luca Chianura, psicologo; Daniela Pompili, Direttivo Movimento Italiano Transessuali. Moderano: Yuri Guaiana, Segretario dell'Associazione radicale Certi diritti e Filomena Gallo, candidata per la "Lista Amnistia, Giustizia e Libertà"

 


Commenti

  1. questo articolo si basa su teorie un po' vecchie, infatti i dottori citati più attuali sono del 2001...15 anni fa!!
    Perché nn citare gli studi della dottoressa Olson o Ehrendaft (per citarne due) che sono le due esperte del campo in questo momento?

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