La differenza tra sentire e sentire

Articolo di: Silvia Selviero


Molte e molti di voi sicuramente hanno saputo che è successo pochi giorni fa ad Aurora, una ragazza di Aprilia che gestisce anche un canale YouTube. La sua vicenda ha interessato addirittura la stampa, quando generalmente di casi come il suo non se ne sente parlare spesso.


Aurora ha commesso il “crimine” di volersi andare a fare una passeggiata di sera lungo la strada dove abita, da sola, ed è stata assalita da un gruppo di quattordicenni e quindicenni che hanno creduto di avere il dovere di ricordarle che siccome è una ragazza MtF non è altrettanto un essere umano di loro. “Trans di merda”, “Quando me la fai una pompa?” sono solo alcuni degli insulti che le sono stati rivolti, oltre agli sputi addosso. E quando lei ha avuto uno sprazzo di orgoglio, ha reagito con rabbia, hanno tirato fuori un coltello con l’intenzione di ferirla o di ucciderla. Da qui è partita la corsa di lei verso casa, cercando di fare il giro più lungo per non fargli capire dove abitasse, e grazie al cielo è riuscita a sbattergli il cancello in faccia prima che potessero raggiungerla. Persino io ho tirato un metaforico sospiro di sollievo quando ho saputo che “ne era uscita illesa”. Ma poi mi sono ricordata che esistono altre ferite di cui quasi nessuno parla, ferite un po’ più nascoste di quelle provocate da un coltello, e che poteva averne riportate in abbondanza. Avrei preferito sbagliarmi, ma le ho sentite attraverso le sue parole:

Ed è su questo che mi voglio soffermare.

Sono sicura che un sacco di persone hanno sentito della sua vicenda in maniera più o meno superficiale: Aprilia, violenza giovanile, aggressione, un trans (errore fatto apposta). Se vogliamo pensare positivo tra queste persone un 41% si è informato un po’ più a fondo e ha sentito altre notizie: Aprilia, una transessuale giovane aggredita, è riuscita a scappare senza che la colpissero, Facebook si mobilita con un hashtag, chiedono di investire i soldi dei Beni e delle Attività Culturali per la lotta alla transfobia anziché per i concorsi di bellezza, ha ricevuto delle scuse dal sindaco, sta bene.

Ma quanti hanno sentito che le è successo in una maniera un po’ più profonda dell’aver letto qualche articolo sul giornale? Quanti hanno sentito in una maniera che non fosse vaga ma che toccasse direttamente l’empatia che serve per essere delle persone? Quanti hanno avuto il pensiero che tutto sommato le sia andata bene senza preoccuparsi di chiedere a lei come stesse, e di vedere e di vivere la sua testimonianza insieme a lei, e di vedere Aurora per la persona che è, invece di ridurla a una vittima a caso, senza nome, o che anche se ha un nome è un “nome d’arte” (per citare quel genio che ha parlato così della trentasettenne toscana Nicole, anche lei MtF, che è stata sepolta col nome anagrafico maschile a dispetto dei suoi desideri)? Quanti l’hanno sentito dentro?

sentire

[sen-tì-re] v. (sènto ecc.)
  •  v.tr. [sogg-v-arg]
[…]

  • 3 Apprendere qlco., venirne a conoscenza: hai sentito la notizia?; freq. con arg. espresso da frase, anche interrogativa: hai sentito che Maria se ne va?;avete sentito che cosa è accaduto? || adesso mi senti, mi sente!, espressioni usate per esprimere un avvertimento o un rimprovero | non volere s. ragioni; non s. nessuno, non accettare consigli | hai sentito l'ultima, la novità?, per sottolineare l'importanza di ciò che si sta per raccontare | se ne sentono di tutti i colori!, girano le notizie più incredibili
  • 4 Informarsi riguardo a qlco., con arg. espresso da frase interrogativa: senti che cosa vuole
  • 5 Provare un sentimento, avere reazioni di tipo intellettuale, morale, affettivo: s. amore per qlcu.; s. il bisogno di fare qlco.; s. la mancanza di qlcu. || non s. niente per qlcu., non amarlo | s. la musica, la poesia, capirle e amarle profondamente
  • 6 Essere consapevole di qlco.; prevedere qlco., con arg. espresso da frase, anche interrogativa: sento che non ce la farò; a volte uno sente cosa gli riserverà il futuro; avvertire qlco. in modo indistinto, anche con arg. espresso da frase (introd. da che): sento la vicinanza del mare, che il mare è vicino
[…]

Tratto da questo sito.

Ecco, sono sicura che la maggior parte delle persone hanno applicato solo il terzo e il quarto significato del sentire, ma non si sono mai compenetrate nella sua sofferenza, non hanno rivissuto quei momenti insieme a lei, non riescono a sentire addosso la sua rabbia e la sua esasperazione nel dover vivere in un contesto sociale che le limita la vita e la fa sentire in pericolo, e non riescono a vedere il mondo attraverso i suoi occhi.

Conosco abbastanza gli esseri umani da poter avere questa sicurezza. E penso che siano davvero pochi quelli che dopo aver “sentito al telegiornale” della vicenda hanno fatto un giro su Internet e hanno scoperto del suo canale YouTube per sapere direttamente da lei cosa si prova.

Ha avuto attacchi di panico, le hanno dato la morfina. È stata presa di mira, non ha più la libertà di uscire di casa senza qualcuno che l’accompagni. È stufa di vivere ad Aprilia da diciott’anni, sente che sta impazzendo, vuole terminate l’Accademia di Belle Arti e fuggire. Psicologicamente sta male. Continua a pensare che se non avesse corso abbastanza veloce o fosse inciampata o avesse avuto i tacchi anziché le scarpe basse l’avrebbero presa. Ha avuto il coraggio di denunciare perché vuole fare qualcosa per lottare contro la transfobia. Vuole che le venga riconosciuto il diritto di essere una persona come tutte le altre, perché vuole essere se stessa e vuole essere felice, e sente che questo diritto non ce l’ha perché la trattano come se stesse facendo del male al prossimo e dovesse vergognarsi di esistere.

Questa NON è una persona che “se l’è cavata”, che dovrebbe “ringraziare il cielo che non l’abbiano accoltellata”, che “sta facendo un gran casino per nulla”.

Questo è lo specchio di, contemporaneamente, una ragazza che è vista come inferiore a causa della transfobia di cui è impregnata l’Italia e di una società superficiale che non riesce ad immedesimarsi in chi è “diverso da sé” (e siamo sicuri che sia così diverso da sé?) e a capire la gravità di certi comportamenti che non sono solo “una ragazzata”.

Aurora è solo una delle tante persone transessuali a cui sono capitati atti disgustosi, in parte proprio a causa di questa indifferenza e di questa mancanza di umanità, che si sente legittimata nel suo essere mediocre e indifferente e cerca di togliere umanità a lei.

I ragazzi che l’hanno aggredita la disprezzavano e la consideravano un oggetto sessuale da usare e di cui abusare, si sente dalle loro frasi e da quello che le hanno fatto.

Quelli che guarderanno il suo video e diranno che è stata incosciente ad arrabbiarsi perché “li ha provocati, doveva stare zitta e incassare il colpo” (o per meglio dire doveva tacere, subire e mandare giù lasciandosi trattare da oggetto) non migliorano la situazione e non le restituiscono tutte le sfaccettature che un essere umano può avere.

Quelli che troveranno la sua reazione esagerata e le proteste sui social network “polemiche” inutili sono parte del problema di essere troppo pigri, troppo egoisti, troppo stupidi per sapere cosa si prova a mettersi nei panni dell’altro.

E allora cosa si può fare se già la maggior parte delle persone è indifferente quando la vittima non è nella comunità LGBT, e quando lo è fa ancora più l’indifferente?

Si prende esempio da Aurora. Si denuncia, se ne parla, ci si fa sentire, se ne scrive. Si usa lo stesso coraggio che ha avuto lei per gettare una secchiata d’acqua in faccia a chi dorme, o ancora meglio, si spalancano le finestre sperando che l’aria che viene da fuori l* faccia riprendere conoscenza.

Perché senza conoscenza non siamo esseri umani, e l’ha detto pure Dante (attraverso il personaggio di Ulisse) nella Divina Commedia. “Fatti non foste a viver come Bruti, ma per acquisire virtute e canoscenza.”

Ulisse era una persona avventurosa e audace, un “figo”, per certi versi, qualcuno che non si faceva infinocchiare e ha avuto le palle di andare oltre il comune modo di pensare. Ulisse era intelligente. Ulisse era percettivo. Ulisse ha fatto degli errori. Ulisse era umano.

Possiamo assomigliare un po’ più a lui, magari prendere a modello le qualità che l’hanno reso un eroe, e cercare di elevarci per abbracciare lo spettro intero dell’essere umano?

Perché quando lo facciamo capiremo che gli adolescenti che hanno aggredito Aurora non sono “pazzi isolati” né “bravi ragazzi che hanno fatto uno scherzo che è finito male”, sono ragazzi che non hanno abbastanza empatia, intelligenza, predisposizione alla riflessione da capire che stavano facendo qualcosa di disgustoso a una persona innocente. Capiremo che il loro atto è da condannare, non da giustificare in nome del “sono giovani e inconsapevoli”, perché a prescindere da quanta consapevolezza avessero della violenza sulle donne e sulle persone LGBT, non è mai troppo presto per imparare il significato dell’Humanitas. Capiremo che cercare di educare al rispetto delle differenze non è “propaganda omosessualista” né altre cazzate su questa scia, ma qualcosa di necessario per vivere in un mondo dove le associazioni che si preoccupano dei diritti LGBT non avrebbero motivo di esistere perché avrebbero esaurito il loro scopo. Capiremo perché dopo aver sentito dentro avremo una presa di coscienza.

E conoscenza.

Così il significato cinque e sei del sentire non saranno così lontani dall’essere condivisi da molte persone.

Ho già espresso la mia solidarietà ad Aurora in un gruppo su Facebook in cui siamo entrambe. Ma mi sembrava di aver fatto troppo poco e ho deciso di trasferire su carta le riflessioni che quello che le hanno fatto mi ha innescato.





  #NoiSiamoAurora

Commenti

  1. a me dispiace molto per Aurora, davvero, però bisogna anche capire che certe situazioni, se sono potenzialmente pericolose, vanno evitate. io sono una ragazza biologica e sinceramente mi ha fatto un po' specie quando nel video dice (più o meno) "non è stata vietata la libertà di uscire di sera" .. beh io questa libertà non ce l'ho mai avuta, mio padre non mi ha mai fatta uscire da sola col buio. è triste? è agghiacciante? è assurdo? Sono d'accordo. Fa schifo. Ma siamo noi che dobbiamo auto-proteggerci. Se facciamo parte di una categoria considerata "più debole", dobbiamo stare attente ad esporci al pericolo. Se no poi siamo in balìa di esso...e possiamo solo SPERARE che gli altri siano "buoni". Ripeto, è assurdo, è triste, fa schifo, ma tant'è. Non voglio ASSOLUTAMENTE dire che se l'è cercata, nessuna donna se l'è mai cercata, ma che magari sta sperimentando i diversi trattamenti che vengono riservati ai generi o alle categorie "deboli"...e vorrei dirle che sì, Aurora, uscire da sola col buio è pericoloso, io non l'ho mai fatto, cerca di stare con qualcuno, compra uno spray al peperoncino, cerca di imparare a difenderti, tieni in mano un mazzo di chiavi pesante con un laccio lungo, se hai i tacchi lasciali per strada e corri scalza, cerca di rimanere lucida, e urla più forte che puoi, perchè quello che t'hanno fatto fa schifo, e non dovrebbe succedere a nessuno, ma purtroppo succede, e anche molto spesso .. la violenza sui più deboli esiste da che esiste l'essere umano, impariamo ad auto-preservarci.

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  2. Il ragionamento che stai facendo non è sbagliato, e l'ho fatto anch'io in svariate occasioni. Viviamo in un mondo dove per diverse persone che non sono uomini, eterosessuali, bianchi, cissessuali, ricchi, normodotati, in forma, uscire la sera per farsi una passeggiata può essere pericoloso. Sentiamo di non avere libertà di movimento, e quella che riusciamo ad acquisire in determinate circostanze (vuoi perché siamo in un altro quartiere, vuoi perché far parte di un gruppo di persone in una determinata circostanza ci ha salvato, vuoi perché eravamo in compagnia, vuoi perché non era ancora buio) non è che un decimo di quella che altre persone hanno abitualmente. E quel che è peggio è che, come dicevo, non saranno mai costrette ad imparare come ci si sente ad essere impotenti quando qualcun* altr* ti molesta, e ad essere visti come meno esseri umani.
    Quindi, anche se non è colpa nostra, ci dovremmo autolimitare in qualche modo, per protezione.
    Il punto è che un ragionamento del genere va seguito fino a un certo punto, ed è difficile stabilire in ogni circostanza cosa significhi essere abbastanza responsabili da proteggersi. Qualcun* potrebbe dire che uscire di casa col buio è azzardato, qualcun* potrebbe dire che è azzardato pure muoversi con l'autobus se abiti in una determinata zona, qualcun* potrebbe dire che l'autobus non va preso a prescindere se sei una donna perché lì i molestatori abbondano, qualcun* potrebbe dire che a meno che non devi andare a scuola o al lavoro faresti meglio a farti accompagnare da un'amica, qualcun* potrebbe dire che un'amica non è una protezione sufficiente e sarebbe meglio farsi accompagnare da tuo padre o tuo fratello maggiore o un amico o quello che è, qualcun* potrebbe dire che anche quando ti rechi a scuola o al lavoro ti potrebbero fare del male. E da lì all'essersi limitate fin troppo la vita il passo è breve.
    Personalmente, per come ho sperimentato io il mondo da ragazza cissessuale, il tuo suggerimento di evitare di uscire di casa di sera è sensato, perché le mie esperienze mi hanno insegnato che tu hai ragione, che è una prevenzione efficace e che non mi limita la vita in maniera tremenda. Ma per un'altra persona potrebbe essere troppo restrittivo (a prescindere da quanta libertà di movimento può aver avuto una ragazza MtF prima della TOS e adesso). E la verità è che la maniera di evitare di essere molestati adottando alcune misure cautelari è soggettiva. Ogni tanto neppure quelle ti possono proteggere, e non sta a noi trovare una formula di sicurezza universale.
    Ci sono fin troppe persone che invece di pensare ai molestatori si concentrano su cos'avesse fatto la vittima di incosciente per finire in quella situazione, e spesso diventa lei l'accusata, non la vittima. Per fortuna so che tu non volevi farlo e che ti compenetri nel suo dolore... ma mi sembrava brutto non risponderti.

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    1. grazie per la risposta :)

      il punto è proprio che non c'è una legge universale che si possa applicare a tutte le circostanze, quindi forse l'unica differenza è che una donna cis viene trattata da donna dalla nascita, e quindi, a furia di raccomandazioni e divieti, per certe situazioni ha imparato a "farci l'occhio", anche solo inconsciamente, e si comporta di conseguenza, mentre per una donna mtf è più complicato perchè deve re-imparare. Poi non so, magari mi sbaglio, questa è solo una cosa che pensato vedendo con quanto candore dice che voleva solo fare una passeggiata .. un po' mi s'è stretto il cuore, sembra una bimba :)

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    2. Beh... naturalmente non so quanto Aurora fosse stata condizionata dai ruoli di genere e quanta "cultura" avesse oppure no sulle restrizioni che si impongono alle ragazze cissessuali, ma non sta a me fare ipotesi su questo, o sui "privilegi maschili" che potrebbe aver avuto prima del percorso di transizione: sarebbero speculazioni su una persona che non conosco, e ignorerebbero l'unicità che ha come una ragazza che vive nella sua città, nel suo quartiere, e in tante altre microrealtà che non conosco. Mi limito a condannare gli stronzi che l'hanno aggredita e a darle la mia solidarietà come donna, come ragazza cissessuale e come essere umano.
      Ma se prendiamo le ragazze MtF in generale, l'esperienza mi ha insegnato che non tutte sono ignoranti del trattamento che viene riservato alle donne finché la TOS non le cambia fisicamente, e che alcune hanno appreso e fatto proprie moltissime nozioni sessiste che si danno alle "donne nate donne". Ogni tanto devono anche lottare contro l'impulso di fare propri comportamenti misogini appresi da altri mentre stanno costruendo la loro vera identità, e cercare di non diventare la caricatura di se stesse, allo stesso modo in cui i ragazzi FtM devono trovare la definizione che ha per loro la parola "virilità".

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  3. Sono il contrario di aurora, un ragazzo FTM. Siamo nel 2015 e ancora non c'è il rispetto e la parità x tutti. Io credo che quegli ignorati, abbiano paura di essere attratti dalle ragazze mtf x paura di essere ritenuti gay. Sì, perché ancora oggi non si sa la differenza tra identità di genere e orientamento. Lo si può evincere dalle loro parole... Vuol dire che non gli fa così schifo e hanno semplicemente paura, paura di un giudizio o di ciò possa ritenere la società. Comunque credo anche che i diritti trans siano nulli, lo si può notare dal fatto che alcuni si trovano già con cambiamenti e i documenti non combaciano. Si dovrebbe fare di più x far in modo che non bisogna prima operarsi x avere i nuovi documenti. Tanto credo che quasi tutti facciano gli interventi demolitivi, anche x una questione di salute.
    Sono vicino ad Aurora, spero che inizi una nuova vita in un posto accogliente e che rinizi le sue conoscenze da capo. Un abbraccio.

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